Feeds:
Articoli
Commenti

Lo scorso 3 gennaio il NY Times ha pubblicato un artciolo del leader del gruppo musicale U2, Bono Vox, con i suoi dieci desideri per il 2010. Al secondo posto Bono ha inserito la difesa della proprietà intellettuale. Ecco le sue parole:

Intellectual Property Developers

Caution! The only thing protecting the movie and TV industries from the fate that has befallen music and indeed the newspaper business is the size of the files. The immutable laws of bandwidth tell us we’re just a few years away from being able to download an entire season of “24” in 24 seconds. Many will expect to get it free.

A decade’s worth of music file-sharing and swiping has made clear that the people it hurts are the creators — in this case, the young, fledgling songwriters who can’t live off ticket and T-shirt sales like the least sympathetic among us — and the people this reverse Robin Hooding benefits are rich service providers, whose swollen profits perfectly mirror the lost receipts of the music business.

We’re the post office, they tell us; who knows what’s in the brown-paper packages? But we know from America’s noble effort to stop child pornography, not to mention China’s ignoble effort to suppress online dissent, that it’s perfectly possible to track content. Perhaps movie moguls will succeed where musicians and their moguls have failed so far, and rally America to defend the most creative economy in the world, where music, film, TV and video games help to account for nearly 4 percent of gross domestic product. Note to self: Don’t get over-rewarded rock stars on this bully pulpit, or famous actors; find the next Cole Porter, if he/she hasn’t already left to write jingles.

Annunci

ROMA (MF-DJ)–“L’ordinanza della Nona Sezione Civile emessa ieri dal Tribunale di Roma e’ un importante passo verso la legalita’ e il riconoscimento della proprieta’ intellettuale di chi produce contenuti“.

Questo il commento di Tullio Camiglieri, coordinatore del Centro Studi per la protezione dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione.

YouTube e’ uno strumento di grande utilita’, ma oltre ad aver dato la possibilita’ a milioni di utenti di condividere i propri contenuti online, sfrutta senza averne diritto contenuti di ogni genere protetti da copyright. E il confine con la pirateria on line e’ abbastanza labile. YouTube – che e’ di proprietà di Google – non riconosce il valore della proprieta’ intellettuale. Google dice di avvalersi della clausola del cosiddetto fair use e dichiara che basta una segnalazione per rimuovere un contenuto. La realta’ – si legge in una nota – e‘ che di contenuti protetti da copyright YouTube è pieno, e con questi ci guadagna, mentre chi perde ogni giorno sono gli autori, i registi, i giornalisti, gli editori. E’ diventata una battaglia comune che riguarda i produttori di contenuti audiovisivi e gli editori di giornali ed e’ ormai necessario un cambiamento di approccio da parte di Google nei confronti dei produttori di contenuti“.

Non dimentichiamo – aggiunge Camiglieri – che il danno che la pirateria provoca all’insieme dell’industria culturale del nostro paese si avvicina al miliardo di euro l’anno, e che negli ultimi dieci anni in Europa si sono persi 150.000 posti di lavoro a causa della stessa. Allo stesso modo, l’editoria, vede a rischio decine di migliaia dei 500 mila posti di lavoro incluso l’indotto, anche a causa del mancato rispetto dei diritti di proprieta’ intellettuale in rete e della gestione delle news da parte di Google che, con il suo sistema di accesso diretto, sta impoverendo sempre pi– la capacit… di creare contenuti editoriali“. red/cat

(END) Dow Jones Newswires
December 17, 2009 10:23 ET (15:23 GMT)
Copyright (c) 2009 MF-Dow Jones News Srl.

ROMA (MF-DJ)–La nona sezione civile del Tribunale di Roma ha accolto ieri il ricorso di Mediaset contro YouTube disponendo la rimozione immediata da YouTube di tutto il materiale relativo al reality “Il grande fratello”. Google sta valutando i prossimi passi, inclusa la possibilita’ di ricorrere in appello. In base alla legge Europea e Italiana infatti, i service provider quali YouTube non hanno la responsabilita’ di effettuare il controllo del contenuto caricato dagli utenti. YouTube infatti non e’ un editore ma un hosting service provider, regolato dal Dlgs 70/2003 (cosiddetta Direttiva sul commercio elettronico).

E’ questo il contenuto di una lettera inviata dai consulenti di Google a tutti i deputati italiani dopo l’ordinanza di ieri del Tribunale di Roma. Google, tra l’altro, secondo quanto si apprende, attraverso una societa’ di relazioni istituzionali finanzia le attivita’ del cosiddetto gruppo parlamentare 2.0 di cui fanno parte molti parlamentari.

Secondo la lettera per Google “YouTube va al di la’ di quanto previsto dalla legge offrendo ai detentori dei diritti strumenti efficaci per
gestire se e come i loro contenuti debbano essere resi disponibili. Si tratta in particolare di un programma chiamato Content Id che oltre 1.000 broadcaster partner di Google, tra cui RAI e Fox Channels Italy, hanno scelto di utilizzare. Mediaset potrebbe semplicemente unirsi a questi altri partner e utilizzare questi strumenti. Oppure, in alternativa, basterebbe che segnalasse a YouTube le URL dei video e YouTube
provvederebbe alla loro rimozione
“. red/cat

Lo ha stabilito il tribunale di Roma. Non sono necessarie segnalazioni circostanziate da parte di Mediaset: Google deve cancellare tutte le clip che contengano qualsiasi frammento della trasmissione. Google: non esistono gli strumenti

YouTube non ha diritto di sfruttare economicamente la pubblicazione da parte dei suoi utenti di clip distillate dalla trasmissione Il Grande Fratello 10. YouTube deve provvedere autonomamente alla rimozione di tutti i video postati dagli utenti, tutti i contenuti che contengano immagini statiche o dinamiche della trasmissione, dagli estratti del programma passando per i servizi giornalistici e per i mashup creati dai cittadini della rete. L’ordinanza della nona sezione civile del Tribunale di Roma, nel quadro del contenzioso in atto tra RTI e la piattaforma di sharing, parla chiaro: il Grande Fratello non deve trovare spazio su YouTube, YouTube trae frutto dai contenuti che consente ai suoi utenti di pubblicare e per questo non può esimersi dal ruolo editoriale del controllo. È stato “riconosciuto – annuncia Mediaset – il diritto d’autore degli editori anche su Internet”. “Faremo ricorso”, promette Google.

L’ordinanza, annotata, è stata resa pubblica attraverso il sito di TGCOM: il Tribunale reagisce alla richiesta da parte di RTI di un provvedimento cautelare. Una richiesta circostanziata per quanto attiene la trasmissione ma non declinata in espliciti riferimenti ai contenuti postati dagli utenti: RTI si riferisce a tutte le immagini dell’edizione del reality show Il Grande Fratello in onda in questa stagione televisiva. Ci sono utenti di YouTube che fanno rimbalzare sulla piattaforma di sharing ogni minuto di trasmissione, RTI ne ha rilevato la pubblicazione sistematica con una perizia svolta tra il 26 e il 27 ottobre: si tratta, secondo le analisi di Mediaset, di “oltre 542 minuti di emesso”, visionati un totale di 1.202.651 di volte.

RTI ha chiesto al tribunale di emanare un provvedimento d’urgenza in cui si intimasse alla Grande G “la immediata rimozione dai propri server e la conseguente immediata disabilitazione all’accesso di tutti i contenuti riproducenti – in tutto o in parte – sequenze di immagini fisse o in movimento relative al programma ‘il grande fratello'”. Dovrebbe altresì essere inibito il reiterarsi della violazione. Il tribunale ha accolto entrambe le richieste e ha passato la palla a Google. RTI chiedeva inoltre diecimila euro per ogni minuto di trasmissione riversata dai cittadini della rete sui server di YouTube, 10mila euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il tribunale ha in questo caso temporeggiato: sarebbero in corso delle trattative, spiega il giudice, “non appare opportuno, allo stato, fissare la penale richiesta per l’eventuale ritardo“.

RTI, si spiega nell’ordinanza, denuncia che Google viola i diritti di proprietà intellettuale sul marchio e sul logo “Grande Fratello”, viola i diritti esclusivi di sfruttamento dei contenuti con la mediazione di Internet che spettano a Mediaset. Una situazione che, il Tribunale così sintetizza e accoglie le accuse di Mediaset, espone RTI “a danni gravi ed irreparabili per il rischio di perdere ‘quote di mercato’ con un notevole sviamento di clientela per il programma reality show più famoso e seguito della TV italiana, dal momento che ciò che gli utenti trovano sui siti delle resistenti a titolo gratuito non lo andranno a cercare a pagamento sulle utenze pay tv di RTI“. RTI, a sostegno della propria accusa, sottolineava che la posizione di Google non è tutelata dal diritto di cronaca, a differenza di quanto era stato riconosciuto nel mese di marzo dal tribunale di Milano in occasione della richiesta di rimozione da Corriere.it di clip analogamente estratte da Il Grande Fratello.

Google aveva tentato di difendersi sottolineando il proprio ruolo di inerte fornitore di spazio a favore degli utenti, aveva tentato di contestare a RTI l’impossibilità di sottoporre a controllo tutti i contenuti postati dagli utenti, aveva mostrato all’autorità giudiziaria che è dotata di una policy, che invita gli utenti alla responsabilizzazione, che da tempo mette disposizione degli strumenti come Video ID che consente ai detentori dei diritti di evitare il perpetuarsi delle violazioni, ed eventualmente di proiettarsi in un modello di business che potrebbe portare loro dei frutti. Si tratta di meccanismi modellati sulla direttiva europea sul commercio elettronico, recepita in Italia con il dlgs 70/2003: l’intermediario è responsabile dei contenuti pubblicati dagli utenti nel momento in cui queste violazioni vengono segnalate.

Il tribunale ha però respinto le argomentazioni di Google: la condotta della piattaforma sarebbe “così palesemente e reiteratamente lesiva dei diritti” che “non è sostenibile la tesi delle resistenti sulla presunta assoluta irresponsabilità dei provider che si limiterebbe a svolgere l’unica funzione di mettere a disposizione gli spazi web (…) e sulla legittimità di avere un ritorno economico – escludendo il fine commerciale – connesso al proprio servizio in mancanza di un obbligo di controllarne i contenuti illeciti e di disabilitarne l’accesso“.
Google e YouTube, secondo il giudice, si preoccupano di “organizzare la gestione dei contenuti video, anche a fini di pubblicità“: per questo motivo già agiscono alla stregua di un editore, e dovrebbero agire alla stregua di un editore anche in materia di responsabilità sui contenuti. Google e YouTube, aggiunge il tribunale, “nonostante le ripetute diffide e le azioni giudiziarie iniziate da RTI e la consapevolezza della sua titolarità dell’opera hanno continuato la trasmissione del Grande Fratello – visibile 24 ore su 24 accedendo al servizio a pagamento offerto da RTI – nei loro siti internet, programmandone e disciplinandone la visione ove si consideri che è possibile in tali siti anche scegliere le singole parti di trasmissione (un giorno, un episodio particolare) ad ulteriore, anche se non necessaria conferma, della consapevolezza della violazione dei diritti“. Il tribunale attribuisce in sostanza a YouTube il ruolo di organizzare e categorizzare i contenuti a favore degli utenti: organizzazione e categorizzazione scelta dagli utenti che hanno caricato le clip, gli hanno attribuito un titolo, le hanno descritte a favore delle platee online.

Riportiamo questo articolo dalla testata Punto Informatico in quanto pubblicato sotto licenza Creative Commons

Da “Il Sole 24 Ore” – I problemi del giornalismo non sono colpa di Google , mail più grande motore di ricerca del mondo vuole comunque aiutare il settore a costruire un futuro finanziariamente più solido. È il messaggio del Ceo di Google, Eric Schmidt, scritto in un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, quotidiano di proprietà di Rupert Murdoch, che ha spesso accusato Google di «rubare» le storia ai giornali. Il magnate di Newscorp è diventato la personificazione dell’antagonismo del settore delle news contro Google, che con servizi di ricerca come Google News di fatto rende a tutti possibile l’accesso gratuito a contenuti giornalistici di ogni tipo. Schmidt afferma che Google vuole «lavorare con gli editori per aiutarli a costruire un pubblico sempre più grande, a interessare di più i lettori, e a guadagnare più soldi». Rispondendo alle critiche di Murdoch, Schmidt scrive che «è comprensibile voler dare la colpa a qualcun altro. Ma come ha detto Rupert Murdoch, è la compiacenza causata da monopoli passati, non la tecnologia, la vera minaccia per l’industria giornalistica».

Google annuncia un nuovo dispositivo che consente agli editori di obbligare gli internauti ad identificarsi e a pagare un diritto d’accesso se consulteranno oltre cinque articoli al giorno sul sito Google News.

“Abbiamo deciso di permettere agli editori di limitare il numero di accessi gratuiti a cinque al giorno per internauta” spiega John Mueller, analista di Google, mettendo in evidenza come questa possibilità viene offerta a tutti gli editori nelle pagine di ‘Google News’ e per il motore di ricerca generalista. Così facendo il primo motore di ricerca al mondo “aiuta i media a fare in modo che i loro contenuti siano accessibili a un ampio pubblico di lettori. Siamo coscienti del fatto che creare contenuti di qualità non é facile e spesso è costoso“.

Google ha fatto sapere che si adeguerà al cosiddetto sistema First Click Free, ossia consentirà ai lettori di leggere gratuitamente cinque articoli di una determinata azienda, costringendoli però poi a pagare per le successive notizie. L’azienda californiana ha reso noto che l’aggiornamento consentirà agli editori di concentrarsi su potenziali iscritti che accedevano ai loro contenuti in maniera regolare. Josh Cohen, manager di Google, ha commentato: “Nel momento in cui i giornali stanno considerando la possibilità di far pagare l’accesso ai loro contenuti, alcuni editori si sono chiesti se avrebbero dovuto creare dei paywalls o avrebbero potuto conservare i propri articoli su Google News e Google Search“. “In effetti possono fare entrambe le cose – ha proseguito Cohen sul blog ufficiale di Google Newsperchè l’una non esclude l’altra“.

Il sistema “First Click Free” è il modo con cui Google vorrebbe arginare il problema. La gerarchia degli articoli su Google News, comunque, rimarrà invariata, sia che questi siano gratuiti o a pagamento. “Il contenuto a pagamento potrebbe non avere lo stesso successo delle opzioni gratuite, ma (la gerarchia) non dipende da questo. E’ basata semplicemente sulla popolarità di un contenuto per gli utenti e su quanti siti fanno riferimento a questo contenuto“, ha fatto sapere Google.

Interessante come sempre il commento di Anna Masera su La Stampa.

La possibile alleanza anti-Google fra Murdoch e Microsoft potrebbe fare male più allo stesso Murdoch che a Google. E’ il commento del Business Week sulla trattativa fra News Corp. e il colosso del software per portare in esclusiva i contenuti del Wall Street Journal e degli altri siti del magnate australiano sul motore di ricerca Bing di Microsoft, eliminandoli al contempo da Google. E’ vero che Microsoft pagherebbe una certa cifra a News Corp. in cambio dell’esclusiva, ma è anche vero – sottolinea ilBusiness Week – che Bing detiene oggi meno del 10% delle ricerche online contro il 65,4% di Google(dati ComScore di ottobre). Il che significherebbe che Murdoch si ritroverebbe a rinunciare a un’audience significativa (secondo la società di ricerche Hitwise, Google porta al sito del Wall Street Journal il 26,3% del traffico web) in cambio di un non meglio precisato pagamento da parte di Microsoft.

Il Business Week ipotizza peraltro che Murdoch possa sfruttare la trattativa con Microsoft anche in vista della scadenza del contratto (l’anno prossimo) con la stessa Google, che attualmente gestisce in esclusiva la pubblicità su MySpace, il social network controllato da News Corp. Un contratto da 900 milioni di dollari siglato nel 2006: peccato che, da allora, MySpace sia stato surclassato da Facebook come social network più utilizzato al mondo, rendendo di fatto l’accordo meno interessante per Google.

Insomma, Murdoch ha intavolato la trattativa con Microsoft facendo nel contempo la voce grossa con Google, accusato di “rubare” le news del suo gruppo per fare business con Google News. Ma per ilBusiness Week il magnate dei media non è in condizioni di dettare le regole in un braccio di ferro con il motore di ricerca. Che, da parte sua, non mostra particolari preoccupazioni: “Rispettiamo la volontà dei detentori del copyright – si sono limitato a comunicare i responsabili di Google – e se gli editori non vogliono che i loro siti appaiano nei risultati delle ricerche, possono facilmente rimuoverli“.