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ROMA (MF-DJ)–“L’ordinanza della Nona Sezione Civile emessa ieri dal Tribunale di Roma e’ un importante passo verso la legalita’ e il riconoscimento della proprieta’ intellettuale di chi produce contenuti“.

Questo il commento di Tullio Camiglieri, coordinatore del Centro Studi per la protezione dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione.

YouTube e’ uno strumento di grande utilita’, ma oltre ad aver dato la possibilita’ a milioni di utenti di condividere i propri contenuti online, sfrutta senza averne diritto contenuti di ogni genere protetti da copyright. E il confine con la pirateria on line e’ abbastanza labile. YouTube – che e’ di proprietà di Google – non riconosce il valore della proprieta’ intellettuale. Google dice di avvalersi della clausola del cosiddetto fair use e dichiara che basta una segnalazione per rimuovere un contenuto. La realta’ – si legge in una nota – e‘ che di contenuti protetti da copyright YouTube è pieno, e con questi ci guadagna, mentre chi perde ogni giorno sono gli autori, i registi, i giornalisti, gli editori. E’ diventata una battaglia comune che riguarda i produttori di contenuti audiovisivi e gli editori di giornali ed e’ ormai necessario un cambiamento di approccio da parte di Google nei confronti dei produttori di contenuti“.

Non dimentichiamo – aggiunge Camiglieri – che il danno che la pirateria provoca all’insieme dell’industria culturale del nostro paese si avvicina al miliardo di euro l’anno, e che negli ultimi dieci anni in Europa si sono persi 150.000 posti di lavoro a causa della stessa. Allo stesso modo, l’editoria, vede a rischio decine di migliaia dei 500 mila posti di lavoro incluso l’indotto, anche a causa del mancato rispetto dei diritti di proprieta’ intellettuale in rete e della gestione delle news da parte di Google che, con il suo sistema di accesso diretto, sta impoverendo sempre pi– la capacit… di creare contenuti editoriali“. red/cat

(END) Dow Jones Newswires
December 17, 2009 10:23 ET (15:23 GMT)
Copyright (c) 2009 MF-Dow Jones News Srl.

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ROMA (MF-DJ)–La nona sezione civile del Tribunale di Roma ha accolto ieri il ricorso di Mediaset contro YouTube disponendo la rimozione immediata da YouTube di tutto il materiale relativo al reality “Il grande fratello”. Google sta valutando i prossimi passi, inclusa la possibilita’ di ricorrere in appello. In base alla legge Europea e Italiana infatti, i service provider quali YouTube non hanno la responsabilita’ di effettuare il controllo del contenuto caricato dagli utenti. YouTube infatti non e’ un editore ma un hosting service provider, regolato dal Dlgs 70/2003 (cosiddetta Direttiva sul commercio elettronico).

E’ questo il contenuto di una lettera inviata dai consulenti di Google a tutti i deputati italiani dopo l’ordinanza di ieri del Tribunale di Roma. Google, tra l’altro, secondo quanto si apprende, attraverso una societa’ di relazioni istituzionali finanzia le attivita’ del cosiddetto gruppo parlamentare 2.0 di cui fanno parte molti parlamentari.

Secondo la lettera per Google “YouTube va al di la’ di quanto previsto dalla legge offrendo ai detentori dei diritti strumenti efficaci per
gestire se e come i loro contenuti debbano essere resi disponibili. Si tratta in particolare di un programma chiamato Content Id che oltre 1.000 broadcaster partner di Google, tra cui RAI e Fox Channels Italy, hanno scelto di utilizzare. Mediaset potrebbe semplicemente unirsi a questi altri partner e utilizzare questi strumenti. Oppure, in alternativa, basterebbe che segnalasse a YouTube le URL dei video e YouTube
provvederebbe alla loro rimozione
“. red/cat

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ISTITUITO CENTRO STUDI DIFESA AUTORI E LIBERTA’ INFORMAZIONE (ANSA)

Tullio Camiglieri

Tullio Camiglieri

ROMA, 18 NOV – E’ nato oggi a Roma il Centro Studi per la Difesa dei Diritti degli Autori e per la Liberta’ di informazione. L’incarico di coordinatore del centro e’ stato affidato a Tullio Camiglieri. ”La Rete e’ un ambiente libero e deve restare tale, ha detto Camiglieri – ma non è piu’ tollerabile che sia consentito ad alcuni di continuare a calpestare i diritti dei produttori di contenuti e degli operatori dell’informazione. Oggi, attraverso motori di ricerca, c’e’ la possibilita’ di accedere in modo rapido, con dei ‘link’, ad articoli, film e video protetti da copyright, con il rischio che la capacita’ di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire. Produrre informazione costa, come costa produrre intrattenimento. La nascita di questo Centro Studi rappresenta un segnale molto importante per la tutela dei diritti di chi produce contenuti audiovisivi, cinema, giornali, libri: aziende che investono grandi capitali dando lavoro a centinaia di migliaia di persone’‘. ”E’ del tutto evidente – ha aggiunto – che se la situazione continuerà a peggiorare, gli editori non avranno piu’ ragione d’investire le loro risorse in questi settori. La libertà di stampa passa attraverso la valorizzazione del lavoro dei giornalisti e la tutela degli investimenti degli editori; anche il mondo della produzione cinematografica chiede da tempo il rispetto per il lavoro degli autori, degli artisti e dei produttori”. ‘‘E’ tutto il mondo della produzione – ha concluso Camiglieri – che pretende attenzione. Da qui dovremo partire per i nostri lavori di studio e di ricerca a tutela degli investitori. Una nazione che non sa difendere la propria industria culturale e’ condannata a non avere un grande futuro. Dovremo essere capaci di creare tutti i presupposti per garantire un futuro alla produzione di contenuti e alla liberta’ di informazione, non delegabile solo a degli algoritmi”. (ANSA). VL 18-NOV-09 17:55 NNN

Media: Camiglieri coordinatore Centro Studi diritti autori

ROMA (MF-DJ)–E’ nato oggi a Roma il Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori e per la liberta’ di informazione che ha affidato a Tullio Camiglieri l’incarico di coordinatore. “La Rete e’ un ambiente libero e deve restare tale, ma non e’ piu’ tollerabile che sia consentito ad alcuni di continuare a calpestare i diritti dei produttori di contenuti e degli operatori dell’informazione. Oggi, attraverso motori di ricerca, c’e’ la possibilita’ di accedere in modo rapido, con dei “link”, ad articoli, film e video protetti da copyright, con il rischio che la capacita’ di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire. Produrre informazione costa, come costa produrre intrattenimento. La nascita di questo Centro Studi rappresenta un segnale molto importante per la tutela dei diritti di chi produce contenuti audiovisivi, cinema, giornali, libri: aziende che investono grandi capitali dando lavoro a centinaia di migliaia di persone“, dichiara Camiglieri.

E’ del tutto evidente – prosegue – che se la situazione continuera’ a peggiorare, gli editori non avranno più ragione di investire le loro risorse in questi settori. La liberta’ di stampa passa attraverso la valorizzazione del lavoro dei giornalisti e la tutela degli investimenti degli editori; anche il mondo della produzione cinematografica chiede da tempo il rispetto per il lavoro degli autori, degli artisti e dei produttori“.

E’ tutto il mondo della produzione che pretende attenzione. Da qui dovremo partire per i nostri lavori di studio e di ricerca a tutela degli investitori. Una nazione che non sa difendere la propria industria culturale è condannata a non avere un grande futuro. Dovremo essere capaci di creare tutti i presupposti per garantire un futuro alla produzione di contenuti e alla libertà di informazione, non delegabile solo a degli algoritmi“, conclude.

com/pev

INFORMAZIONE: NASCE CENTRO STUDI DIFESA DIRITTI AUTORI E LIBERTA’ (ASCA) – Roma, 18 nov – E’ nato oggi a Roma il Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori e per la liberta’ di informazione che ha affidato a Tullio Camiglieri l’incarico di coordinatore. ”La Rete – spiega Camiglieri – è un ambiente libero e deve restare tale, ma non e’ piu’ tollerabile che sia consentito ad alcuni di continuare a calpestare i diritti dei produttori di contenuti e degli operatori dell’informazione. Oggi, attraverso motori di ricerca, c’e’ la possibilita’ di accedere in modo rapido, con dei ‘link’, ad articoli, film e video protetti da copyright, con il rischio che la capacita’ di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire”. Secondo Camiglieri ”produrre informazione costa, come costa produrre intrattenimento. La nascita di questo Centro Studi rappresenta un segnale molto importante per la tutela dei diritti di chi produce contenuti audiovisivi, cinema, giornali, libri: aziende che investono grandi capitali dando lavoro a centinaia di migliaia di persone”. E’ del tutto evidente – prosegue – ”che se la situazione continuera’ a peggiorare, gli editori non avranno piu’ ragione di investire le loro risorse in questi settori. La liberta’ di stampa passa attraverso la valorizzazione del lavoro dei giornalisti e la tutela degli investimenti degli editori; anche il mondo della produzione cinematografica chiede da tempo il rispetto per il lavoro degli autori, degli artisti e dei produttori”.

Secondo Camiglieri ”e’ tutto il mondo della produzione che pretende attenzione. Da qui dovremo partire per i nostri lavori di studio e di ricerca a tutela degli investitori. Una nazione che non sa difendere la propria industria culturale e’ condannata a non avere un grande futuro. Dovremo essere capaci di creare tutti i presupposti per garantire un futuro alla produzione di contenuti e alla liberta’ di informazione, non delegabile solo a degli algoritmi”. red-glr/mcc/alf 181723 NOV 09 NNNN

E’ nato il Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori Roma, 18 NOV (Velino) –La Rete e’ un ambiente libero e deve restare tale, ma non e’ piu’ tollerabile che sia consentito ad alcuni di continuare a calpestare i diritti dei produttori di contenuti e degli operatori dell’informazione“. Così Tullio Camiglieri, coordinatore del neonato Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori e per la liberta’ di informazione. “Oggi, attraverso motori di ricerca, c’e’ la possibilita’ di accedere in modo rapido, con dei ‘link’, ad articoli, film e video protetti da copyright, con il rischio che la capacita’ di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire. Produrre informazione costa, come costa produrre intrattenimento – afferma Camiglieri -. La nascita di questo Centro Studi rappresenta un segnale molto importante per la tutela dei diritti di chi produce contenuti audiovisivi, cinema, giornali, libri: aziende che investono grandi capitali dando lavoro a centinaia di migliaia di persone“. (segue) (com/dbr) 181702 NOV 09 NNNN

E’ nato il Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori (2) Roma, 18 NOV (Velino) –E’ del tutto evidente – prosegue Camiglieri – che se la situazione continuera’ a peggiorare, gli editori non avranno piu’ ragione di investire le loro risorse in questi settori. La liberta’ di stampa passa attraverso la valorizzazione del lavoro dei giornalisti e la tutela degli investimenti degli editori; anche il mondo della produzione cinematografica chiede da tempo il rispetto per il lavoro degli autori, degli artisti e dei produttori“. “E’ tutto il mondo della produzione che pretende attenzione – sottolinea Camiglieri -. Da qui dovremo partire per i nostri lavori di studio e di ricerca a tutela degli investitori. Una nazione che non sa difendere la propria industria culturale e’ condannata a non avere un grande futuro. Dovremo essere capaci di creare tutti i presupposti per garantire un futuro alla produzione di contenuti e alla liberta’ di informazione, non delegabile solo a degli algoritmi“. (com/dbr) 181702 NOV 09 NNNN

18/11/2009  NASCE CENTRO STUDI DIFESA DIRITTI AUTORI. CAMIGLIERI COORDINATORI – ITALPRESS

INFORMAZIONE: NASCE CENTRO STUDI PER DIFESA DIRITTI AUTORI E PER LIBERTA’ NOMINATO COORDINATORE TULLIO CAMIGLIERI

Roma, 18 nov. – (Adnkronos) – E’ nato oggi a Roma il Centro Studi per la difesa dei diritti degli autori e per la liberta’ di informazione che ha affidato a Tullio Camiglieri l’incarico di coordinatore.”La Rete e’ un ambiente libero e deve restare tale -ha detto Camiglieri- ma non è piu’ tollerabile che sia consentito ad alcuni di continuare a calpestare i diritti dei produttori di contenuti e degli operatori dell’informazione. Oggi, attraverso motori di ricerca, c’e’ la possibilita’ di accedere in modo rapido, con dei ‘link’, ad articoli, film e video protetti da copyright, con il rischio che la capacita’ di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire. Produrre informazione costa, come costa produrre intrattenimento”. ”La nascita di questo Centro Studi -ha proseguito Camiglieri- rappresenta un segnale molto importante per la tutela dei diritti di chi produce contenuti audiovisivi, cinema, giornali, libri: aziende che investono grandi capitali dando lavoro a centinaia di migliaia di persone. E’ del tutto evidente -spiega- che se la situazione continuera’ a peggiorare, gli editori non avranno piu’ ragione di investire le loro risorse in questi settori. La liberta’ di stampa passa attraverso la valorizzazione del lavoro dei giornalisti e la tutela degli investimenti degli editori; anche il mondo della produzione cinematografica chiede da tempo il rispetto per il lavoro degli autori, degli artisti e dei produttori”. ”E’ tutto il mondo della produzione che pretende attenzione -sottolinea Camiglieri- Da qui dovremo partire per i nostri lavori di studio e di ricerca a tutela degli investitori. Una nazione che non sa difendere la propria industria culturale e’ condannata a non avere un grande futuro. Dovremo essere capaci di creare tutti i presupposti per garantire un futuro alla produzione di contenuti e alla liberta’ di informazione, non delegabile solo a degli algoritmi’‘.

(Toa/Pn/Adnkronos) 18-NOV-09 18:22 NNNN

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News Corp annuncia che entro pochi mesi i suoi contenuti usciranno dalle indicizzazioni del search engine di Mountain View. Per alcuni, si scatenerà l’effetto domino. Con Bing appostato dietro l’angolo

C’è chi ha fatto notare come tutto questo assomigli al cliché cinematografico del cosiddetto stallo alla messicana, situazione in cui due o più personaggi si tengono sotto tiro a vicenda con delle armi da fuoco. Solo che non si tratta di un film di Quentin Tarantino, ma delle reali vicende che da tempo ruotano intorno ad aggregatori di news online e motori di ricerca come quello di Google. L’ultimo sceriffo in giacca nera a presentarsi sulla scena degli ormai noti ladri di contenuti non si chiama Mr. Orange, bensì Jason Calacanis: CEO della web directory Mahalo. Durante una recente puntata del web show This Week in Startups (TWiST), Calacanis ha suggerito un modo efficace per uccidere Google nel momento in cui i grandi colossi editoriali come quello del magnate Rupert Murdoch decideranno di uscire dalle indicizzazioni del search engine di Mountain View. BigG si ritroverebbe così in una situazione veramente difficile, perché i contenuti del Wall Street Journal e del New York Times potrebbero volare presto verso altri lidi, verso gli indici di un competitor come Bing.

È materialmente possibile provocare un forte impatto sul business di Google – ha commentato Calacanis – perché potrebbe arrivare a perdere 10, 20 punti di share in appena un anno. Questo se i primi dieci editori decideranno di uscire dalle sue indicizzazioni“. E sicuramente uno di questi dieci ha già comunicato a Mountain View la sua ultima volontà: escludere i siti che fanno capo a NewsCorp dalle farabutte scorribande di un vampiro succhianews. La stessa Google aveva risposto per le rime alle dichiarazioni di Murdoch, spiegandogli che sarebbe bastato chiedere per ottenere immediatamente la rimozione dagli indici.

E infatti di rimozione si è nuovamente parlato, per bocca di Jonathan Miller, chief digital officer di News Corp (nonché ex-collega di Calacanis ad AOL). Miller ha ribadito che il tycoon australiano provvederà alla rimozione totale delle proprie fonti dal search engine e dal news aggregator di BigG e che tutto questo avverrà presto, entro alcuni mesi. Durante il Monaco Media Forum, Miller ha dipinto una fosca situazione di tensione nello scontro tra un modello free e uno a pagamento. Situazione che, a suo dire, dovrà essere sbloccata perché la lettura gratuita delle notizie online non ne valorizza l’alta qualità né fa bene alla stessa sopravvivenza del settore editoriale.

Non sembra eccessivamente preoccupato Jonathan Miller, nemmeno davanti alle recenti analisi di Experian Hitwise che hanno rivelato alcuni dati significativi: Google e Google News costituiscono i principali percorsi di traffico verso le pagine online del WSJ, con una percentuale prossima al 25 per cento. “Il traffico che proviene da Google – ha spiegato l’uomo di Murdoch – porta con sé un consumatore che al massimo legge un articolo e poi lascia il sito. Si tratta di un traffico non particolarmente profittevole. L’impatto derivante dal non essere indicizzati da Google non è così devastante come si crede. Sopravviveremo ugualmente“.

Ancora una volta, da Google sono piovuti messaggi sereni, sottolineando come un modello a pagamento non sia una catastrofe per il futuro di Mountain View. BigG sarà flessibile davanti a nuovi modelli di business, ha spiegato il business product manager Josh Cohen, che ha poi avvertito gli editori in rotta verso i micropagamenti. “Se inizierete a far pagare – ha commentato Cohen – allora aspettatevi meno traffico, oltre al fatto che i vostri competitor si riveleranno particolarmente entusiasti nel raccogliere quello che avete fatto cadere sulla strada“.

Miller, intanto, si è dichiarato fiducioso sulla possibilità che altri editori seguano le orme di NewsCorp, sulla scia delle profezie di Calacanis. Sicuramente uno di questi è già Associated Press che sta ulteriormente calcando la mano sulla questione dei pagamenti nei confronti dei suoi contenuti. Tom Curley, a capo di AP, ha annunciato che chiederà a BigG di creare un registro per le news, in modo da ottenere rank più alti rispetto ai blog truffaldini che proliferano nel web come presunti parassiti.

Tornando alle dichiarazioni di Calacanis, un motore di ricerca che potrebbe avvantaggiarsi del fuoco divampante delle polemiche è Bing. Come riportato da TechCrunch Europe, pare esserci stato nel Regno Unito un incontro segreto tra responsabili di Microsoft e un gruppo di editori europei, principalmente legati a quotidiani.La strada apparirebbe chiara: presto Bing potrebbe accaparrarsi l’esclusiva per tutte quelle fonti giornalistiche stanche del comportamento da Bela Lugosi di Google.

Microsoft sarebbe così pronta ad investire nella ricerca relativa allo standard Automated Content Access Protocol (ACAP), per permettere ad autori ed editori di dettare condizioni e termini d’uso ad aggregatori online e motori di ricerca. Un modo per mettere le mani su un protocollo apparentemente destinato a rimpiazzare il largamente utilizzato robots.txt che già di per sé permette agli editori di scegliere tra due amletiche opzioni: indicizzare o non indicizzare.

Sulla querelle tra Murdoch e Mountain View è intervenuto anche Carlo Malinconico, presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), che ha parlato di contenuti da valorizzare perché frutto di una ricchezza creata dalle aziende con investimenti e creazione di posti di lavoro. “Non c’è nessuna avversione nei confronti di Internet né di Google – ha spiegato Malinconico – le nostre preoccupazioni sono che la produzione di ricchezza, che costa, vada svilita dal fatto che in rete attraverso i motori vi sia la possibilità di accedere in modo rapido, con dei link, a degli articoli. Il rischio è che alla fine la capacità di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire“.

Uno degli interrogativi finali, tuttavia, riguarderebbe gli utenti, i lettori. Saranno disposti a pagare per qualcosa che sinora hanno ottenuto in maniera gratuita? Una recente ricerca del Boston Consulting Group ha fatto emergere che gli utenti statunitensi sono meno disposti a pagare per i contenuti online rispetto ad altre nazioni europee. Si tratterebbe di una percentuale favorevole del 48 per cento negli Stati Uniti contro una del 60 per cento nel Vecchio Continente. A sorpresa, i lettori statunitensi pagherebbero in media un obolo di 3 dollari al mese, meno della metà di quello che sborserebbero gli italiani: 7 dollari (4,6 euro) ogni 30 giorni pur di fruire dei contenuti insostituibili di quotidiani e periodici.

Mauro Vecchio – Punto Informatico

Riportiamo questo articolo dalla testata Punto Informatico in quanto pubblicato sotto licenza Creative Commons

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Non intende dichiarare guerra ai motori di ricerca come ‘Google News‘, ma certo è forte la preoccupazione che la produzione di contenuti possa essere distrutta dall’attuale assenza di regole certe e adeguate ai tempi.

E’ questo il pensiero espresso dal presidente della Fieg Carlo Malinconico che ha ricordato come la FIEG  ”si sia mossa anche con un esposto all’Antitrust per la tutela dei contenuti editoriali”. Contenuti ”che rappresentano -spiega- una ricchezza creata dalle aziende con investimenti e creazione di posti di lavoro”.

Intervenuto alla cerimonia di consegna dei premi intitolati alla memoria di Giovanni Giovannini, Malinconico ha sottolineato come da parte degli editori italiani ”non c’e’ nessuna avversione nei confronti di internet ne’ di Google o di altri aggregatori di notizie”. ”Le nostre preoccupazioni sono che la produzione di ricchezza, una produzione che costa, vada svilita dal fatto che in rete attraverso motori di ricerca vi sia la possibilità di accedere in modo rapido, con dei link, a degli articoli e il rischio che alla fine la capacità di creare contenuti editoriali si impoverisca fino a svanire”. Insomma non c’e’ nessun fatto ”vetero-nostalgico” sulla necessità che il lettore vada in edicola a comprare il giornale: ”la preoccupazione e’ che esistono motori di ricerca per cui non c’e’ nessuna regola”.

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Il boss di NewsCorp rispolvera la sua idea di pay-per-news e minaccia l’esodo del suo network da Google. Scettici gli addetti ai lavori

Escludere i siti che fanno capo a NewsCorp dagli indici di Google. Denunciare il fair use e far pagare le news online come i quotidiani cartacei. Lo ha ribadito Rupert Murdoch in un’intervista rilasciata a Sky News.

Negli ultimi tempi il magnate di origine australiana si è scagliato più volte contro quelli che lui stesso ha definito “ladri di contenuti”, il cui crimine sarebbe quello di linkare un articolo di giornale. “Se i consumatori – ha dichiarato Murdoch – sono felici di pagare per leggere i giornali di carta non vedo perché non debbano essere altrettanto felici per leggere le stesse notizie online“.

In cima alla lista dei cattivi stilata da Murdoch c’è Google che, raccogliendo nella sezione News articoli da quasi ogni sito di informazione esistente, sminuirebbe il ruolo dell’advertising, strumento fondamentale per la sopravvivenza dell’editoria online. “Presto – ha spiegato il magnate – faremo in modo che i nostri siti non compaiano più nelle pagine di Google“.

Sempre secondo Murdoch migliaia di blogger dovrebbero essere denunciati: linkano e commentano un articolo per il quale non hanno sborsato un centesimo e pertanto vanno puniti. “Il fair use è una pratica illegale che andrebbe affrontata in sede giuridica” ha concluso il proprietario di NewsCorp.

Tuttavia a contrastare quella che il Guardian ha definito “la costruzione di un pay-wall per il Web” potrebbero intervenire le autorità Antitrust. Esperti britannici hanno sottolineato come questa ipotesi possa tradursi in realtà nel caso Murdoch dovesse riuscire nel suo intento.

Giorgio Pontico – Punto Informatico

Riportiamo questo articolo in quanto pubblicato sotto licenza Creative Commons

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Google risponde alle accuse di due giganti dell’informazione, Rupert Murdoch e Guardian Media Group, che lo accusavano di peggiorare la già difficile situazione dei giornali online, proponendo un modello simile al download di mp3 su iTunes Music Store: acquistare ogni singola notizia con dei micropagamenti gestiti da Google Checkout. Google Checkout è il sistema di pagamenti online, rivale del più noto PayPal, lanciato tre anni fa e rimasto desolatamente in secondo piano.

Nel futuro dell’informazione online secondo Google, ogni news sarà a pagamento: il lettore potrà vederne un breve estratto e, se vorrà accedere all’intera notizia, dovrà effettuare un micropagamento. Il sistema è del tutto simile a quello che consente di acquistare le singole canzoni dai vari negozi online, iTunes Music Store in testa: piccole somme di denaro in cambio di un singolo servizio. In questo caso, una notizia. Il gigante di Mountain View promette così di trasformare il suo sistema di pagamento, Google Checkout appunto, in un sistema di micropagamento molto più flessibile e adatto al trasferimento di somme ridotte, senza che le spese per il servizio superino l’importo dell’acquisto.

Rimane da capire cosa ne pensano gli utenti, e se saranno disposti a pagare, anche se piccole somme, per usufruire di informazioni fin’ora gratuite. Qual’è il vostro parere? saresti disposto a pagare piccole somme per leggere notizie di qualità?

Cutyrumors
Riportiamo questo articolo in quanto pubblicato sotto licenza Creative Commons

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